domenica 25 settembre 2011

Sogni ad occhi aperti.

"Ieri mi hai fatto fare un sogno: era un paesaggio nel vuoto, delle bocche; e poi dall'infinito arrivava la tua. Non ricordo bene, ma apriva qualcosa il tuo bacio: qualcosa di estremo, intenso...pieno e vuoto insieme."

mercoledì 24 agosto 2011

Ipocrisia portami via!


A cinque anni non vedevo l'ora di andare anche io alla “scuola dei grandi”, così i miei mi iscrissero alla primina. Sì, quello fu l'unico anno in cui ricordo di avere avuto un immensa voglia di imparare (che mi sarebbe tornata solo dopo undici lunghi anni quando, dopo essere stata bocciata ben due volte, decisi di passare alla scuola privata), non che non fossi una bambina curiosa, è solo che il mio rendimento scolastico è sempre stato stranamente proporzionato alla voglia che i miei professori avevano di trasmettermi la loro conoscenza...ma sto divagando.
All'epoca c'erano Celeste e Ludovica, due ragazzine apparentemente simpatiche e socievoli; ma come si sa “l'apparenza inganna”, solo che io non è che lo capivo. All'inizio eravamo tanto amicone e tivogliobene di qua e tivogliobene di là, (più che altro loro, perché io non sono mai stata una che elargiva affetto) poi cominciarono con i pastelli:

Celeste: Ale, me lo presti il pastello rosa?
Io: maccerto! Tieni!
Ludo: Ale, lo presti anche a me il pastello rosa?
Io: sì, adesso lo sta usando Celeste, appena finisce te lo passo.
Ludo: ma a me serve adesso!!
Io: Cele a Ludo serve il pastello rosa glie lo dai?
Cele: ma lo sto usando io!
Io: (e grazie al cazzo che lo stai usando tu ma questa mi sta SCARTAVETRANDO LE PALLE!! No, ovviamente non dissi questo.) Lo so ma a lei serve adesso.
Cele: anche a me serve adesso!
Io: Ludo, anche a lei serve adesso, aspetta due minuti!
Ludo: broncio
Celeste: broncio

Poi si passò ai posti a sedere:
Ludo: oggi mi siedo io vicino ad Ale!
Celeste: ma ti ci siedi sempre tu!
Ludo: non è vero, ieri ti ci sei seduta tu!!
Celeste: Ale vicino a chi vuoi sederti?
Io: (ma é solo un fottutissimo banco PORCAPUTTANA!) è così importante? Tanto se non sei seduta accanto a me stai dietro di me! Siamo comunque vicine!
Celeste: blablablabla blabla!
Ludo: blabla bla blabla!

Più tardi...
Celeste: Ale, devo dirti una cosa: lo sai che Ludo ha detto che sei una stupida?
Io: e perché lo ha detto?
Celeste: non lo so, così.
Io: Ludo, Celeste mi ha detto che tu hai detto che sono una stupida.
Ludo: io? Ma se è lei che ha detto che sei scema. (Eh beh, in effetti considerando che vi sto ancora a sentire non è che abbiate tutti i torti.)

Il giorno dopo...
Ludo: Ciao Ale! Oggi ci sediamo vicino?
Celeste: Ma ti sei seduta ieri!!
Io: io oggi mi siedo vicino a Davide, voi fate quello che volete.
Ludo: ...
Celeste: ...

Finalmente speranzosa passai alle elementari, con specifica richiesta di non essere inserita né nella classe di Celeste, né in quella di Ludo. Per mia grossa sfortuna però conobbi Annamaria e Rita.
Cambiavano le circostanze, ma le dinamiche erano sempre le stesse.

Maestra: ragazzi per la prossima volta voglio che svolgiate dei lavori di gruppo sul corpo umano.

Anna: Ale lo facciamo insieme?
Io: sì sì, a casa mia o a casa tua?
Anna: vieni tu da me.
Io: ok così passo a prendere il cartoncino. Rita l'avvisi tu?
Anna: sì sì.
(giuro che non era un orgia!)

Più tardi...
Io: Hey ciao! Ecco qua: cartoncino e colori!
Anna: perfetto!
Io: Rita ancora non è venuta?
Anna: no, ha detto che non viene perché il gruppo con te non vuole farlo.
Io: non vuole farlo con me? E perché?
Anna: ha detto che vuoi disegnare sempre tu!
Io: ma se siete voi che mi chiedete di disegnare perché sono la più brava!

Il giorno dopo...
Io: ciao Rita!
Rita: ciao.
Io: come mai ieri poi non sei venuta al gruppo?
Rita: come mai? Ma se Annamaria mi ha detto che tu non mi volevi!
Io: io? E perché avrei dovuto dire una cosa del genere??
Rita: non lo so! Però l'hai detta!
Io: io non l'ho detta!
Rita: e perché Annamaria avrebbe dovuto dire una cosa del genere?
Io: non lo so, forse perché vuole farci litigare!
Rita: e perché vorrebbe farci litigare?
Io: forse perché è invidiosa della nostra amicizia e del fatto che noi ci vediamo sempre!
Rita: mah, è da stupidi.
Io: sì, è da stupidi.

Quattro anni con loro, anzi con lei, sono stati una tortura. Ed io sono l'idiota che non l'ha mai mandata a quel paese...senza dubbio colpa dei continui “porgi l'altra guancia” che mia madre non mancava di ripetermi.
Poi passai alle medie: con specifica richiesta di non capitare in classe con una delle due.
Ma fu comunque la volta di Rosanna e Nastia! Almeno “Crudelia Demon” me l'ero tolta dalle balle.
Qui fare un esempio è piuttosto complicato, le dinamiche si intrecciavano in un modo più complesso, ma alla base c'era sempre l'ossessione da parte loro di avermi come “amica del cuore”, mentre io ero molto più “peace & love” vogliamoci bene, facciamo l'amore non facciamo la guerra! Facevano le amiche davanti agli altri e poi a turno l'una mi parlava male dell'altra.
  • Rosanna è una suora!
  • Nastia è una sgualdrina!
  • Rosanna è un'idiota!
  • Nastia è un'ignorante!
  • Rosanna è una stupida!
  • Nastia è una cretina!
E poi al terzo anno la mia salvezza: Eleonora!
Era alta circa il doppio di me e larga circa il quadruplo di me, viveva con le suore perché i suoi genitori probabilmente erano delle gran teste di cazzo; era la bulla della scuola, ed aveva dei fantastici occhi blu oltremare. Per qualche strano motivo io che me ne stavo sempre per cazzi miei le andavo particolarmente a genio, e anche lei mi andava molto a genio... forse proprio perché eravamo così diverse; sicché quando qualcuno o qualcuna cominciava a dire idiozie lei sfanculizzava tutti con il suo fare molto poco ortodosso ed io mi gasavo perché fondamentalmente non ero in grado di difendermi. Dopo le scuole medie ognuno prese la sua strada. Ci incontrammo per caso un paio di volte alla stazione, e pur non sentendoci mai ci stritolammo a vicenda in un grande abbraccio, in effetti lei mi stritolò molto più di quanto la stritolai io.
Credo che i suoi siano stati gli abbracci più autentici che abbia ricevuto in ventun' anni di esistenza.

Giunse poi il momento di passare al liceo e le strade si separarono in modo naturale ma comunque parziale dato che ci ritrovammo tutte nello stesso edificio, benché fossi lì lì per iscrivermi all'istituto d'arte con Nastia, ma questa è un'altra storia.
Qui al quadretto si aggiunsero Libera, Giusy e Flavia.
E ovviamente più si cresce più le cose si complicano.
Giusy era il tipo:
  • G: che ne dici se oggi studiassimo insieme? Così ti aiuto un po' in matematica dato che abbiamo il compito.
  • Io: grazie, l'idea non sarebbe male. Magari mi strappo un sei.
Più tardi...
  • G: pronto? Ale? Sono Giusy. Io e Bianca avevamo pensato di scendere a fare un giro, vieni anche tu?
  • Io: no guarda devo studiare per il compito, lo sai che sto messa male.
  • G: ah vero. Va be', a domani!

Libera e Flavia invece erano uguali:

  • L: ma come fai a sopportarla?
  • F: ma come fai a starle dietro?
  • L: vuole avere sempre ragione lei!
  • F: vuole avere sempre l'ultima parola!
  • L: ma non vedi che cerca di prevaricarti?
  • F: ma non ti rendi conto che ti fai mettere i piedi in testa?
  • L: hai poca forza di volontà!
  • F: non hai personalità!

E alla fine diventano pure amiche.

Tutto questo era per dire che la mia idea di amicizia è sempre stata radicalmente diversa da quella degli altri (dove per “altri” si intende coloro che ho incrociato sulla mia strada). Io credevo che crescendo avrei incontrato persone mature con le mie stesse esigenze: fiducia ed onestà; mi sbagliavo: la gente si circonda di amici per utilità o abitudine, e per capirlo mi ci sono voluti ben diciannove anni.
Ma in fondo l'ho voluto io; ho sempre avuto il brutto vizio di cercare negli altri solo quello che di positivo avevano da offrire, senza badare troppo al resto.

mercoledì 29 giugno 2011

Rispetto: questo sconosciuto.

Non odio gli uomini, ma certi meriterebbero la CASTRAZIONE FISICA SENZA ANESTESIA porcaputtana...che li faccia sentire tanto inutili da indurli al suicidio!
Di seguito il motivo di tanta rabbia: quant'èbellalafiga.

domenica 19 giugno 2011

A bolt from the blue.

Cara L,
ti scriverei volentieri una lettera come si faceva un tempo - so che apprezzeresti - e te la consegnerei in brutta copia per dimostrarti quanto ami la trasparenza.
Non credo al caso, né al destino; sì, insomma, non credo a nulla che non sia la forza di volontà delle persone, ed è esattamente per questo che ti sto scrivendo: so che leggerai. 
Mi è già successo che di punto in bianco le persone si dileguassero dalla mia vita senza darmi spiegazioni, neanche fossi una puttana da quattro soldi, ed è una cosa che odio: siamo esseri umani, ed il dialogo è l'unico mezzo di comunicazione che abbiamo, a maggior ragione se interagiamo attraverso il web, quindi non capisco per quale motivo ti ostini a rinchiuderti nel silenzio. So di averti turbata, ma non so quanto e come di preciso, e non venirmi a raccontare che te ne sbatti le palle di chi ti legge, perchè non credo di esserti indifferente a tal punto. Dici di voler discutere e scontrarti pur di affermare ciò che pensi, eppure ti stai comportando all'esatto opposto.
Ho come la sensazione che tu non mi abbia davvero capita: non sono una che parla a vanvera. Tutto ciò di cui abbiamo discusso, nel bene o nel male, scherzando o facendo sul serio lo pensavo e lo penso davvero e non sono quì per rimangiarmi ciò che ho detto.
Probabilmente mi vorresti dire che avrei dovuto pensare alle conseguenze delle mie azioni... ed in effetti avresti ragione; però ti sfugge un dettaglio: non conoscendoti non posso sapere quali conseguenze una mia affermazione potrebbe comportare, non credi?
E sai qual'è la cosa che più mi fa scazzare? Che quell'unica volta in cui decido di affidarmi al mio istinto senza far subentrare la razionalità, o comunque cercando di tenerla a bada il più possibile, rimango fregata. Con questo non voglio dire che adesso mi andrò a gettare dal balcone in preda al panico ed alla disperazione, sia chiaro! Sto solo biasimando me stessa per essermi concessa un lusso che non mi spettava.
È sempre quello che ci fotte: la frazione di secondo in cui ci concediamo il lusso di fare supposizioni... alle quali, poi, non riusciamo a fare a meno di credere.

Sincerely disappointed,
A.

sabato 11 giugno 2011

Sogni di una donna ridicola.

Ho sognato di ballare con te sotto la luna, per le strade di Trogir, quando la fisarmonica prese a suonare "Comptine d'un autre été".
Ho sognato di tenerti per mano mentre in silenzio ascoltavamo l'organo del mare e la pioggia imperversava sul molo di Zara.
Ho sognato di passeggiare al tuo fianco lungo i corridoi del Zentralfriehof, respirando la calma che quel luogo infondeva, commemorando le anime di grandi compositori e la bellezza delle loro musiche.
Ho sognato di cantare per te su una barca in mezzo al mare, mentre come al solito poggiavi la testa sulle mie gambe.
Ho sognato di abbracciarti in piena notte quando le ombre del tuo passato ti avrebbero sopraffatto un'altra volta.
Ho sognato di conoscere tua madre per farmi raccontare la tua infanzia attraverso i suoi occhi.
Ho sognato di essere rincorsa da te fra le piantagioni di tabacco della tua amata terra: il Venezuela.

Mi ritroverò ai piedi dello Stonehenge sognando di raccontarti miti e leggende, ma tu non ci sarai.
Mi ritroverò a correre su un autostrada senza meta sognando di essere con te, in pieno luglio, ma tu non ci sarai.
Mi ritroverò sul cammino per i crateri sommitali in piena notte sognando di poter toccare le stelle con te, così vicine, ma tu non ci sarai.
Mi ritroverò a ridere e scherzare con i miei fratelli, sognando che tu sia con noi a condividere momenti pregni di felicità, ma tu non ci sarai.

Ti sognerò per altri cent' anni, e tu continuerai a non esserci.

Ci sono sogni dai quali non ci si vorrebbe proprio svegliare, e non per illudersi che non abbiano un epilogo. Sono quei sogni che andrebbero prolungati il più possibile, di modo che al risveglio l'impatto con la realtà possa tramortirci al punto di farci rimanere più morti che vivi.

lunedì 6 giugno 2011

Solo una mia personalissima visione delle cose.

"Ti amo di bene!" 
E poi, malauguratamente, capita che ti ritrovi a leggere queste quattro parole e ti viene una gran voglia di buttare giù l'intero Olimpo.
Mi sono spesso chiesta cosa diamine significasse questa frase, e l'unica, semplice, conclusione a cui sono arrivata è: nulla.
Ciononostante, a quanto pare, non tutti sono d'accordo. Difatti mi è stato gentilmente spiegato che amare di bene qualcuno vorrebbe dire volergli un bene così grande da raggiungere l'amore...certo.
Allora, chiariamo un paio di cosette stupide teste grondanti d'aria fritta:
a) non si può amare qualcuno "di" qualcosa.
b) L'amore ed il bene non possono coesistere: o c'è l'uno o l'altro.
c) Non esistono fasi, nel senso che il bene non si trasforma in amore o viceversa: quando amiamo qualcuno, benché non ce ne rendiamo conto, lo facciamo da subito; ciò che cambia in noi è la consapevolezza del nostro sentimento; allo stesso modo quando amiamo qualcuno non smettiamo più di farlo. Non fraintendetemi, con questo non voglio certo dire che due persone che si amano saranno sempre unite finché morte non le separi, ma semplicemente che quel sentimento non c'è proprio modo di spegnerlo; e con questo non voglio nemmeno dire che non si possano amare altre persone.
d) Il bene non è una scaletta a pioli sulla quale salire per raggiungere l'amore, né un palloncino all'elio al quale appendersi sperando che arrivi fin lì su; è un sentimento d'affetto che andrebbe apprezzato per ciò che è: non è amore ma può essere altrettanto profondo, non è amore ma può essere altrettanto solido, non è amore ma allo stesso modo può renderci felici.
e) Dov'eravamo rimasti? Ah sì: amare di bene. Mi sento un'imbecille anche a scriverlo.

mercoledì 1 giugno 2011

Perché amo i temporali.



Amo i temporali. C'è qualcosa di perfetto nel loro scatenarsi.

Amo viverli in crescendo: dapprima poche gocce coraggiose aprono le danze, subito dopo alcune di esse, un po' titubanti, decidono di seguirle; le più timide sono ancora restie, ma in fine anch'esse, sedotte dall'orchestra di madre natura, si lasciano coinvolgere dalla musica e si gettano nella mischia.

Amo il profumo che sale dalla terra bagnata e si mesce con l'odore di asfalto: mi fa pensare ai piedi nudi degli agricoltori di un tempo, al loro sudore per il nostro sostentamento. A due amiche che si tengono per mano e correndo cercano riparo.

Amo il loro suono che dirompente vibra nell'aria: il continuo e rumoroso scroscio dell'acqua, che a momenti pare infinito, perché capace di sovrastare il caos del mondo; mi fa venire nostalgia dei tempi in cui si poteva ancora inspirare a pieni polmoni un'aria che fosse pura.

Amo quel breve lasso di tempo che va dalla visione del fulmine all'esplosione del tuono: il cuore, nell' attesa, comincia ad accelerare senza ch'io possa averne il controllo; allora comincio a sperare che ve ne siano altri ed altri ancora...senza sosta.

Ma più di ogni altra cosa amo la loro puntualità: perché quando ho bisogno di urlare disperatamente apro la finestra, chiudo gli occhi e cullata dal vento lascio che siano loro a gridare per me.





Altrettanto amo viverli in diminuendo: le raffiche lentamente si trasformano in leggero sgocciolio, e allo stesso modo anche le ansie sembra che seguano il corso dell'acqua per scendere finalmente a valle; un po' alla volta si comincia a sentire il cinguettare degli uccelli ed il mondo pian piano schiude gli usci.

Amo il sole nascosto dietro le nuvole: i suoi raggi si fanno spazio nel grigio del cielo cercando di illuminarci e riscaldarci, ricordandoci che non bisogna dare nulla per scontato.

Amo gli arcobaleni: quel connubio di gocce d'acqua e luce nella sua apparente immobilità freme perché vorrebbe gridare al mondo intero quanto bella sia la diversità.

Amo le pozzanghere: ogni volta che ne vedo una torno bambina e mi prende un'incredibile voglia di saltarci dentro. Mi ricordano i tempi in cui ci bastava saltare sull'uva a piedi nudi per essere felici, mi fanno pensare a quanto bella possa essere la vita nelle sue piccole cose.

Ed, in fine, amo la scia di pulito che si lasciano alle spalle: mi da un senso di rinascita, ma fa sentire che tutto è ancora possibile.