domenica 12 febbraio 2012

Com'è che un fatto sui gradini è solo un fatto e su di un palco è sempre un figo?!

- "Ohhh I wanna dance with somebody! I wanna feel that heat with somebody!"
- "No fucking idiot! Bullshit! You'll never gonna dance with anybody! You're dead!"

Ok mi sono sfogata. Ora possiamo cominciare.

Whitney Houston è morta...estigrancazzi.
Non voglio fare la cinica, né la critica, (ma anche sì) però ci sono troppe cose di cui non ne posso proprio più: 
- tipo l'infinita sfilza di video "in memoria di" il morto di turno postati dai loro fan, 
- o le decine di video con tanto di commento strappalacrime del tipo "ci mancherai"/"r.i.p."/"sei stato un/a grande"...e via dicendo postati da idioti che si sentono toccati nel profondo da sì triste avvenimento e presi da "magna misericordia" decidono improvvisamente di diventare loro fan,
- e i video in power point creati dai loro fan
- e poi i fan-non-fan che pregano per loro! Porcaeva.
- e addirittura le discussioni insensate a difesa dei poveretti che, ahinoi, hanno avuto una tragica morte.

Ma la cosa che più odio in queste circostanze è il modo in cui scelgono di morire. Sì. Esatto. Scelgono. E non mi cagate il cazzo con cose del tipo "è stato l'alcol, è stata la depressione, la noia, la droga, sta beata minchia". Qualunque cosa sia stata l'hanno scelto loro. Punto. 
E cosa ancor più triste, e che mi fa incazzare terribilmente, è che questi individui trascinano nel loro caos tutti quelli che gli stanno intorno e che si fanno il culo in 4, in 16 e pure in 256 se necessario per aiutarli quando, fondamentalmente, non vogliono essere aiutati. La verità è che sono solo fottutamente egoisti ed egocentrici.
Se vuoi davvero morire se la tua vita ti fa davvero così schifo allora suicidati, almeno dimostri di avere un briciolo di dignità. L'alcol e la droga non risolvono i problemi. Solo l'ultimo dei coglioni si illude che possano farlo. 
Cristo. C'è un fottio di gente che muore di fame ogni giorno. Sapete cosa cazzo significa morire di fame? No che non lo sapete. Ovviamente non lo sapete. Nessuno di noi lo sa. Il nostro problema più grande sarà stato al massimo non trovare il ketchup e dover mangiare le patatine fritte solo con la maionese, od aver finito il nesquick e dover bere il latte in bianco, o ancora peggio rimanere a stecchetto per un paio di settimane perché ci siamo rimpinzati come luridi porci per 24 giorni consecutivi ed abbiamo accumulato tanto di quel grasso da poterci fare la sagra del lardo e con i ricavati sfamare l'intera Africa! Cazzo!
E 'sti gran coglioni che fanno? Buttano la loro fortuna nel cesso.
Beh, non vi aspettate comprensione da parte mia, né compassione. I really don't give a fuck.



No. Ok. Adesso mi sono sfogata.

P.s. se state con i vostri flaccidi culi sulle sedie a leggere un post come tanti su una piattaforma come tante è perché siete fortunati. 

martedì 20 dicembre 2011

Revolver.

"C'è una cosa dentro di te, che non conosci, e di cui negherai l'esistenza. Finché non sarà troppo tardi per farci qualcosa, è l'unico motivo per cui ti alzi al mattino, l'unico motivo per cui sopporti un capo stupido, il sangue, il sudore e le lacrime, questo perché vuoi che le persone sappiano quanto sei bravo, attraente, generoso, divertente, intelligente. Temetemi o riveritemi, ma per favore pensate che sono speciale. Condividiamo una dipendenza, siamo tossicomani dichiarati, vogliamo tutti la pacca sulla spalla e l'orologio d'oro, l' hipp-ip-ourrà del cazzo. Guardate il ragazzo intelligente con il distintivo, che lucida il suo trofeo, brillanti e diamanti impazziti : siamo solo scimmie avvolte in bei vestiti, che implorano l'approvazione degli altri." [Revolver]

Non credo ci sia altro da aggiungere.


P.s. se non lo avete visto, fatelo.

mercoledì 30 novembre 2011

Il passo e l'incanto

E' dura, di punto in bianco, dover fare le valigie; dover raccogliere in fretta e furia ventun anni di ricordi, con il rischio di perdere qualcosa per strada perché non hai avuto il tempo di procurarti una valigia abbastanza capiente. Ma la verità è che non esistono valigie che possano contenerli...non esiste lasso di tempo che possa prepararci ad un cambiamento.
Mi mancheranno un sacco di cose.
Mi mancherà il panettiere che ogni giorno alle dodici, fischiettando canzoni popolari, bussa al campanello e lascia il pane nella busta;
mi mancheranno i vicini di casa che mi hanno vista crescere e che almeno una volta alla settimana vengono a scroccare un po' di basilico perché "ce l'hai sempre fresco";
mi mancherà il profumo delle cotolette di Rosa, all'ora di pranzo, che ti fanno salire l'acquolina quando sei già affamato ma ancora non è pronto;
mi mancheranno le urla dei ragazzini che giocano nel parco durante i pomeriggi d'estate;
mi mancherà lo sciabordio delle onde che si sente in lontananza quando il mare è agitato e l'odore della salsedine investe le narici;
mi mancherà l'unico pavone nel raggio di kilometri che a tutte le ore del giorno paupula senza sosta, e il canto del gallo della campagnola dietro casa;
mi mancherà quella sensazione di stabilità che mi dava uscire sempre con gli stessi amici negli stessi posti facendo sempre le stesse cazzate e ridendo sempre delle stesse stronzate;
mi mancherà averlì lì sotto al palco a fare il tifo per me, sapendo che ci sarebbero sempre stati;
mi mancherà poter chiamare Luca, amico d'infanzia nonchè vicino di casa, scegliere un film, preparare una cioccolata calda e vederlo insieme; o chiamare Antonio e in cinque minuti scendere a prendere una birra "perché questa sera proprio non ce la faccio a stare a casa";
mi mancherà la mia dolce metà: sentirlo almeno una volta al giorno giusto per dirmi che tra l'università e lo studio troverà un'oretta o due di tempo per venire quì... e nel frattempo fare le corse per preparargli il plumcake;
mi mancherà dormire abbracciati senza chiudere le veneziane per svegliarci con la luce del sole;
mi mancherà stare abbracciati in silenzio fuori al balcone per guardare il tramonto sul mare.
Il mare; il mare mi mancherà davvero tanto:
mi mancherà poter prendere di punto in bianco la macchina e nell'arco di un quarto d'ora stare in spiaggia a fare un bagno: io e il mare; o in inverno scendere di primo mattino, prendere il pulman e andare a passeggiare lungo via Caracciolo.
Ma più di ogni altra cosa mi mancherà spalancare le finestre al mattino e cominciare la giornata con un sorriso. 


domenica 25 settembre 2011

Sogni ad occhi aperti.

"Ieri mi hai fatto fare un sogno: era un paesaggio nel vuoto, delle bocche; e poi dall'infinito arrivava la tua. Non ricordo bene, ma apriva qualcosa il tuo bacio: qualcosa di estremo, intenso...pieno e vuoto insieme."

mercoledì 24 agosto 2011

Ipocrisia portami via!


A cinque anni non vedevo l'ora di andare anche io alla “scuola dei grandi”, così i miei mi iscrissero alla primina. Sì, quello fu l'unico anno in cui ricordo di avere avuto un immensa voglia di imparare (che mi sarebbe tornata solo dopo undici lunghi anni quando, dopo essere stata bocciata ben due volte, decisi di passare alla scuola privata), non che non fossi una bambina curiosa, è solo che il mio rendimento scolastico è sempre stato stranamente proporzionato alla voglia che i miei professori avevano di trasmettermi la loro conoscenza...ma sto divagando.
All'epoca c'erano Celeste e Ludovica, due ragazzine apparentemente simpatiche e socievoli; ma come si sa “l'apparenza inganna”, solo che io non è che lo capivo. All'inizio eravamo tanto amicone e tivogliobene di qua e tivogliobene di là, (più che altro loro, perché io non sono mai stata una che elargiva affetto) poi cominciarono con i pastelli:

Celeste: Ale, me lo presti il pastello rosa?
Io: maccerto! Tieni!
Ludo: Ale, lo presti anche a me il pastello rosa?
Io: sì, adesso lo sta usando Celeste, appena finisce te lo passo.
Ludo: ma a me serve adesso!!
Io: Cele a Ludo serve il pastello rosa glie lo dai?
Cele: ma lo sto usando io!
Io: (e grazie al cazzo che lo stai usando tu ma questa mi sta SCARTAVETRANDO LE PALLE!! No, ovviamente non dissi questo.) Lo so ma a lei serve adesso.
Cele: anche a me serve adesso!
Io: Ludo, anche a lei serve adesso, aspetta due minuti!
Ludo: broncio
Celeste: broncio

Poi si passò ai posti a sedere:
Ludo: oggi mi siedo io vicino ad Ale!
Celeste: ma ti ci siedi sempre tu!
Ludo: non è vero, ieri ti ci sei seduta tu!!
Celeste: Ale vicino a chi vuoi sederti?
Io: (ma é solo un fottutissimo banco PORCAPUTTANA!) è così importante? Tanto se non sei seduta accanto a me stai dietro di me! Siamo comunque vicine!
Celeste: blablablabla blabla!
Ludo: blabla bla blabla!

Più tardi...
Celeste: Ale, devo dirti una cosa: lo sai che Ludo ha detto che sei una stupida?
Io: e perché lo ha detto?
Celeste: non lo so, così.
Io: Ludo, Celeste mi ha detto che tu hai detto che sono una stupida.
Ludo: io? Ma se è lei che ha detto che sei scema. (Eh beh, in effetti considerando che vi sto ancora a sentire non è che abbiate tutti i torti.)

Il giorno dopo...
Ludo: Ciao Ale! Oggi ci sediamo vicino?
Celeste: Ma ti sei seduta ieri!!
Io: io oggi mi siedo vicino a Davide, voi fate quello che volete.
Ludo: ...
Celeste: ...

Finalmente speranzosa passai alle elementari, con specifica richiesta di non essere inserita né nella classe di Celeste, né in quella di Ludo. Per mia grossa sfortuna però conobbi Annamaria e Rita.
Cambiavano le circostanze, ma le dinamiche erano sempre le stesse.

Maestra: ragazzi per la prossima volta voglio che svolgiate dei lavori di gruppo sul corpo umano.

Anna: Ale lo facciamo insieme?
Io: sì sì, a casa mia o a casa tua?
Anna: vieni tu da me.
Io: ok così passo a prendere il cartoncino. Rita l'avvisi tu?
Anna: sì sì.
(giuro che non era un orgia!)

Più tardi...
Io: Hey ciao! Ecco qua: cartoncino e colori!
Anna: perfetto!
Io: Rita ancora non è venuta?
Anna: no, ha detto che non viene perché il gruppo con te non vuole farlo.
Io: non vuole farlo con me? E perché?
Anna: ha detto che vuoi disegnare sempre tu!
Io: ma se siete voi che mi chiedete di disegnare perché sono la più brava!

Il giorno dopo...
Io: ciao Rita!
Rita: ciao.
Io: come mai ieri poi non sei venuta al gruppo?
Rita: come mai? Ma se Annamaria mi ha detto che tu non mi volevi!
Io: io? E perché avrei dovuto dire una cosa del genere??
Rita: non lo so! Però l'hai detta!
Io: io non l'ho detta!
Rita: e perché Annamaria avrebbe dovuto dire una cosa del genere?
Io: non lo so, forse perché vuole farci litigare!
Rita: e perché vorrebbe farci litigare?
Io: forse perché è invidiosa della nostra amicizia e del fatto che noi ci vediamo sempre!
Rita: mah, è da stupidi.
Io: sì, è da stupidi.

Quattro anni con loro, anzi con lei, sono stati una tortura. Ed io sono l'idiota che non l'ha mai mandata a quel paese...senza dubbio colpa dei continui “porgi l'altra guancia” che mia madre non mancava di ripetermi.
Poi passai alle medie: con specifica richiesta di non capitare in classe con una delle due.
Ma fu comunque la volta di Rosanna e Nastia! Almeno “Crudelia Demon” me l'ero tolta dalle balle.
Qui fare un esempio è piuttosto complicato, le dinamiche si intrecciavano in un modo più complesso, ma alla base c'era sempre l'ossessione da parte loro di avermi come “amica del cuore”, mentre io ero molto più “peace & love” vogliamoci bene, facciamo l'amore non facciamo la guerra! Facevano le amiche davanti agli altri e poi a turno l'una mi parlava male dell'altra.
  • Rosanna è una suora!
  • Nastia è una sgualdrina!
  • Rosanna è un'idiota!
  • Nastia è un'ignorante!
  • Rosanna è una stupida!
  • Nastia è una cretina!
E poi al terzo anno la mia salvezza: Eleonora!
Era alta circa il doppio di me e larga circa il quadruplo di me, viveva con le suore perché i suoi genitori probabilmente erano delle gran teste di cazzo; era la bulla della scuola, ed aveva dei fantastici occhi blu oltremare. Per qualche strano motivo io che me ne stavo sempre per cazzi miei le andavo particolarmente a genio, e anche lei mi andava molto a genio... forse proprio perché eravamo così diverse; sicché quando qualcuno o qualcuna cominciava a dire idiozie lei sfanculizzava tutti con il suo fare molto poco ortodosso ed io mi gasavo perché fondamentalmente non ero in grado di difendermi. Dopo le scuole medie ognuno prese la sua strada. Ci incontrammo per caso un paio di volte alla stazione, e pur non sentendoci mai ci stritolammo a vicenda in un grande abbraccio, in effetti lei mi stritolò molto più di quanto la stritolai io.
Credo che i suoi siano stati gli abbracci più autentici che abbia ricevuto in ventun' anni di esistenza.

Giunse poi il momento di passare al liceo e le strade si separarono in modo naturale ma comunque parziale dato che ci ritrovammo tutte nello stesso edificio, benché fossi lì lì per iscrivermi all'istituto d'arte con Nastia, ma questa è un'altra storia.
Qui al quadretto si aggiunsero Libera, Giusy e Flavia.
E ovviamente più si cresce più le cose si complicano.
Giusy era il tipo:
  • G: che ne dici se oggi studiassimo insieme? Così ti aiuto un po' in matematica dato che abbiamo il compito.
  • Io: grazie, l'idea non sarebbe male. Magari mi strappo un sei.
Più tardi...
  • G: pronto? Ale? Sono Giusy. Io e Bianca avevamo pensato di scendere a fare un giro, vieni anche tu?
  • Io: no guarda devo studiare per il compito, lo sai che sto messa male.
  • G: ah vero. Va be', a domani!

Libera e Flavia invece erano uguali:

  • L: ma come fai a sopportarla?
  • F: ma come fai a starle dietro?
  • L: vuole avere sempre ragione lei!
  • F: vuole avere sempre l'ultima parola!
  • L: ma non vedi che cerca di prevaricarti?
  • F: ma non ti rendi conto che ti fai mettere i piedi in testa?
  • L: hai poca forza di volontà!
  • F: non hai personalità!

E alla fine diventano pure amiche.

Tutto questo era per dire che la mia idea di amicizia è sempre stata radicalmente diversa da quella degli altri (dove per “altri” si intende coloro che ho incrociato sulla mia strada). Io credevo che crescendo avrei incontrato persone mature con le mie stesse esigenze: fiducia ed onestà; mi sbagliavo: la gente si circonda di amici per utilità o abitudine, e per capirlo mi ci sono voluti ben diciannove anni.
Ma in fondo l'ho voluto io; ho sempre avuto il brutto vizio di cercare negli altri solo quello che di positivo avevano da offrire, senza badare troppo al resto.

mercoledì 29 giugno 2011

Rispetto: questo sconosciuto.

Non odio gli uomini, ma certi meriterebbero la CASTRAZIONE FISICA SENZA ANESTESIA porcaputtana...che li faccia sentire tanto inutili da indurli al suicidio!
Di seguito il motivo di tanta rabbia: quant'èbellalafiga.